Ma quando è nata la Magia??

L'epoca d'oro dell'illusionismo, secondo me, è durante l'illuminismo, cioè verso
la fne del XVIII secolo e la prima parte del XIX secolo. È qui che il prestigiatore
sdogana la parte di ciarlatanesimo che lo avvolgeva, in modo particolare attraverso
personaggi come Cagliostro e si avvicina al teatro dando al prestigiatore una
nuova dimensione.
Praticamente, attraverso l'avvento di una nuova prestigiazione che avvicina di più
il prestigiatore a quello del maestro di physique amusante, che fnalmente
il pubblico può percepire il prestigiatore in una dimensione completamente diversa
e sarà proprio il teatro a regalare al prestigiatore questa dimensione.

Lessi su un libro del 1821 che dice esattamente così: “E voi, pur gentilissimo
amico, sapete quanto il signor Cardani – si parla di un prestigiatore – sia ben
esercitato ed esperto nel produrre tutti quei prestigi, in modo particolare il gioco
dei bossoli.” è proprio in quest'epoca che il prestigiatore, all'inizio dell'800, riesce
a mostrare al pubblico il meglio del suo repertorio. È l'epoca, questa, nella quale
personaggi come Jean Eugène Robert-Houdin e Antonio Pinetti, un altro italiano,
regalano alla prestigiazione i giochi più belli. Fino ad arrivare a Bartolomeo Bosco,
che innalzerà il gioco dei bussolotti ad un livello altissimo.

L'epoca d'oro, però, della prestigiazione, avviene dal 1880 fino al 1930, quando
fnalmente il prestigiatore è un artista da teatro e lì vengono mostrati i giochi
più belli che poi sono quelli che entreranno nell'immaginario collettivo.

Si arriverà poi alla nostra epoca, dove personaggi come Harry Houdini, all'inizio
del ventesimo secolo innalzeranno la magia a livelli altissimi. Fino ad arrivare
ai tempi nostri: scopriremol David Copperfeld, Dynamo, Criss Angel e tanti altri.

Bene, il gioco di prestigio è spesso e volentieri un atto teatrale e non può essere
ricondotto a un semplice “trucco”. Ricondurre il gioco di prestigio a un semplice
trucco non è lecito e spesso e volentieri quando noi riveliamo il trucco, la reazione
dello spettatore, del pubblico, è “tutto qui?” Perché quello che conta in un gioco
di prestigio è soprattutto la presentazione.

Ci sono diversi approcci che il prestigiatore può tenere nei confronti del pubblico,
uno è quello di sfdarlo e questo è un atteggiamento che funziona ma non è un
atteggiamento che secondo me è corretto. Lo spettatore non dovrebbe mai
essere ingannato ma dovrebbe essere coinvolto, quindi l'atteggiamento più giusto
– secondo me – è quello empatico, quello di cercare di ottenere l'attenzione e
il coinvolgimento, attraverso la narrazione e l'aneddoto. Mai cercare una sorta
di sfda che spinge, poi, a mettere il prestigiatore in una condizione di essere
percepito come qualcuno che vuole burlarsi del pubblico. In realtà, quello che
deve fare il prestigiatore è divertire stupendo.

In realtà quello che colpisce, nell'arte della prestigiazione, è il fatto che
il prestigiatore viva una sorta di doppia realtà: una è quella che presenta e quella
che percepisce il pubblico, l'altra è invece quella che conosce lui. Cioè, in pratica
lo spettatore vede una cosa mentre il prestigiatore ne sta curando e pensando
un'altra.
In realtà l'esperienza insegna al prestigiatore a sviluppare una certa abilità nel
narrare storie, nel cercare di condirle, praticamente, deve diventare un narratore.
Deve condire le proprie storie, crearle e a volte addirittura inventare i miracoli
che presenterà al pubblico.

In realtà un gioco di prestigio è un autentico atto teatrale condito di piccoli
accorgimenti, piccole o grandi bugie che trasformano un gioco di prestigio
in un autentico miracolo.